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Intervista a Marco Giusta, assessore alle Pari Opportunità e Politiche Giovanili della città di Torino

Intervista a Marco Giusta, assessore alle Pari Opportunità e Politiche Giovanili della città di Torino

Uno degli obiettivi del progetto We Care Incet è dare valore alla diversità e favorire l'inclusione nei contesti lavorativi più diversi. Oggi abbiamo avuto l'opportunità di confrontarci  su queste tematiche con le istituzioni: Marco Giusta, assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino ha risposto alle domande di Loris Fionda, responsabile comunicazione del progetto We Care Incet. Oltre che di strategie di inclusione, si è parlato anche di politiche giovanili e strumenti per migliorare la qualità della vita dei cittadini.


La diversità all'interno dei team di lavoro è un valore sempre più ricercato: le aziende si trovano sempre più spesso a creare team multiculturali e multidisciplinari. Questo genera ricchezza e valore sul mercato. Eppure questo modello ha difficoltà ad imporsi nelle altre aree della società. Come l'inclusione nel mondo del lavoro può portare inclusione nella società e può favorire i diritti delle fasce più deboli?
Da un lato troviamo diverse aziende che hanno già fatto parecchia strada a livello di inclusione, però purtroppo il paese è in una situazione complessiva di arretratezza, c'è una cultura polarizzata su scale gerarchiche. C'è la consapevolezza che implementando i processi di inclusione ci sono vantaggi economici, ma manca proprio una cultura generale su questo tema. Basta pensare che siamo un paese che ancora non ha risolto la differenza salariale tra uomo e donna.

Inoltre, le aziende dovrebbero comprendere come valutare le skills dei lavoratori disabili: spesso si fa l'errore di pensare che debbano avere le stesse attitudini di una persona senza disabilità. L'obiettivo è invece ragionare su un alto paradigma, puntare su progetti che favoriscono davvero l'integrazione: perché un conto è assumere persone con disabilità, un altro è impegnarsi per farle integrare bene nel team e renderle autonome.

Per rispondere all'ultima parte della domanda, sì, portare inclusione nel mondo del lavoro ha certamente ricadute positive sulla società. Innanzitutto, lavorare per favorire dinamiche di inclusione significa generare valore, trovare nuovi metodi, aprirsi a scenari differenti: l'inclusione è un moltiplicatore. E poi, quando le persone che vivono una discriminazione, che sono disabili, acquisiscono posti di rilevanza decisionali, riescono a portarci una visione più attenta delle cose, un nuovo punto di vista.


Nel suo blog ha scritto: "vogliamo concentrarci su un tema fondamentale per le persone con disabilità (e per altre fasce protette): il lavoro. Per il 2021, infatti, vogliamo valorizzare quegli strumenti che favoriscono l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, come le career fair." Quali strumenti sono state previsti per il 2021? Avete coinvolto altri player sul territorio?
È una situazione abbastanza complicata. Nel 2019 avevamo stanziato il contributo di un bando per organizzare un career fair per persone a rischio di discriminazione: disabili, trans, stranieri richiedenti asilo. La risposta da parte delle aziende era stata molto buona, tante hanno quindi voglia di mettersi in gioco. Purtroppo il progetto è bloccato a causa della pandemia, dato che è prevista una formazione in presenza tra manager hr, aziende e candidati. Ne stiamo però riparlando per portarlo avanti nel 2021, anche se in questi mesi la società è cambiata molto e ci troveremo di fronte a molte più persone che avranno necessità di inclusione. In ogni caso una strategia di questo tipo è positiva, perché permette alle categorie discriminate di costruire un percorso per entrare nel mondo del lavoro.


Una delle problematiche per la maggior parte dei lavoratori è che gli orari del lavoro non coincidono con gli orari dei servizi (scuola, uffici pubblici, servizi). Lavorare in modo smart significa gestire al meglio il tempo e migliorare la qualità della vita delle persone. Questo può essere un primo passo. Quali altri politiche può incentivare una pubblica amministrazione per creare maggiore sinergia tra questi due ambiti della vita di una persona?
Abbiamo lavorato su tre fattori per cercare di andare incontro alle esigenze dei cittadini: la decentralizzazione, gli orari e la dematerializzazione.
Decentralizzare le strutture amministrative è fondamentale per riuscire a gestire meglio il tempo: per questo abbiamo cercato di dare più presenza sul territorio all'anagrafe e ad altri servizi di amministrazione. Stiamo allargando sempre di più gli spazi e lavorando in questa direzione: a breve ci saranno ancora novità.

Per quanto riguarda invece gli orari, noi non possiamo agire su tutti gli uffici e i servizi ma, ad esempio, abbiamo modificato gli orari dei cimiteri, estendendoli per riuscire a tenerli aperti anche il lunedì e favorire le categorie lavorative che avevano come giorno di riposo il lunedì. Dietro tutto questo c'è un grande lavoro di accordi sindacali e con i lavoratori.

L'ultimo tema è la dematerializzazione, ovvero incentivare l'utilizzo del web per semplificare lo svolgimento di alcune pratiche da parte dei cittadini. Anche in questo caso, però, è fondamentale ragionare sempre in ottica inclusiva. Ad esempio, per quanto riguarda la dematerializzazione, andranno creati dei documenti usufruibili da parte di tutte le tipologie di disabilità, come per esempio file pdf leggibili anche da software di lettura utilizzati dalle persone non vedenti.


Come politiche giovanili, secondo la sua esperienza, quali iniziative possono avvicinare e facilitare i giovani nel mondo del lavoro?
La nostra visione sulle politiche giovanili è sempre stata quella di costruire percorsi di vita più che percorsi di lavoro e basta. L'obiettivo è aprire orizzonti e costruire opportunità, facendo conoscere ai giovani tutti i servizi di cui possono usufruire: tirocini, Servizio Civile, corsi di formazione, etc. Abbiamo quindi creato una comunicazione mirata, attraverso i canali social e le strutture del territorio, per far conoscere ai ragazzi tutte queste possibilità.

In alcune periferie la mobilità sociale è bloccata proprio perché i giovani non riescono a essere indipendenti dalla famiglia e tutto ciò ha delle conseguenze anche a livello sociale. Noi vogliamo ridurre il più possibile il numero dei neet ed evitare che i giovani perdano la speranza nel futuro. Il comune cerca di offrire opportunità concrete ai giovani anche attraverso i bandi: uno di questi è "Su la testa", pensato per coinvolgere i neet e presentare loro nuove prospettive.

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Il progetto (“We care Incet”) è co-finanziato con il POR (FSE o FESR) 2014-2020 e realizzato da Regione Piemonte

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