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Formazione Disabilità

Le disabilità sono tutte uguali?

Quando si pensa alla disabilità, spesso le prime immagini che vengono in mente a chi non conosce questo mondo sono legate a disabilità fisiche, immediatamente evidenti. In realtà esistono diversi tipi di disabilità, che si presentano con gradi di gravità differenti.

 


Nel 2001 L'OMS ha pubblicato l'ICF, la nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute. Si tratta di uno strumento che ha l'obiettivo di fornire un linguaggio standard per la descrizione della salute e degli stati correlati. Nell'ICF è utilizzato il termine disabilità per indicare un fenomeno multidimensionale, risultato dall'interazione tra la persona e l'ambiente fisico e sociale. Ma si tratta di un "termine ombrello", sotto al quale rientrano diverse casistiche. In particolar modo, possiamo distinguere le persone con disabilità in quattro categorie:

  • portatori di disabilità sensoriale
  • portatori di disabilità motorie
  • portatori di disabilità intellettive
  • portatori di disabilità psichica

 

Conoscere queste distinzioni ci permette di comprendere che le persone con disabilità - proprio come i neurotipici - sono molto differenti le une dalle altre e portano con sé storie, esigenze e talenti differenti. Per introdurre e includere una persona con disabilità in un team di lavoro è quindi fondamentale non temere il confronto e lo scambio.

 

Che cosa sono le disabilità “nascoste”?

Le disabilità sono veramente tante: diventa difficile per chi non è del settore conoscerle tutte e, soprattutto, identificarle a prima vista. Esistono alcune tipologie di disabilità che sono appunto "nascoste": possono essere disabilità psichiche, fisiche non evidenti, intellettive (come ad esempio i ritardi cognitivi). Anche i non udenti hanno una disabilità che, in un certo senso, è nascosta: diventa infatti quasi impossibile capire che una persona è sorda, a meno che non iniziamo a relazionarci con lei.

 

 

Ma perché è importante parlare di disabilità nascoste?

Quando si pensa alla persona con disabilità, è un luogo comune immaginare qualcuno con un problema fisico evidente e limitante. In realtà le disabilità sono tantissime, tutte accomunate da una necessità: essere svestite dagli stereotipi che ancora oggi, purtroppo, circondano questo mondo. Perché come ci ricorda Ezio Bosso: «Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”

Siamo tutti un po' disabili. Non possiamo nulla, se non con l'aiuto degli altri, siamo una risorsa per gli altri e gli altri lo sono per noi.

«I polli hanno le ali ma non possono volare, significa che sono disabili perché gli altri uccelli possono? Se tu entri in una comunità dove tutti usano la lingua dei segni e tu non la conosci, chi è il disabile allora?» Carola Insolera

 

 

Che terminologia va utilizzata quando ci rivolgiamo a una persona con disabilità?

Quando ci troviamo di fronte a una persona con disabilità, non bisogna pensare di dover stravolgere il proprio modo di comunicare. Anzi, è importante relazionarsi con l'altro nel modo più naturale possibile, usando la terminologia consueta, come se parlassimo con un neurotipico. 

 

 

Ovviamente è importante conoscere la disabilità con cui andremo a rapportarci, perché questo ci permette di comunicare con l'altro in maniera ancora più chiara e lineare. Ad esempio, se in un team c'è una persona con un disturbo dello spettro autistico, sarà importante cercare di semplificare i concetti ed evitare l'utilizzo di ironia o metafore.

Ciò che conta è non rivolgersi mai a queste persone sottolineando la loro diversità. Nessuno è migliore degli altri, nessuno è perfetto: siamo tutti in continua evoluzione e trasformazione.

 

Che cosa significa il termine "normalità"?

La psicologia ci dice che non si può parlare di normalità in termini generali: si tratta infatti di un costrutto sociale che ingloba comportamenti, idee e caratteristiche che risultano adeguate alla vita in società.

 


Siamo quindi di fronte a una forma di autoregolazione: proprio per questo dobbiamo considerare tutto ciò che viene definito "anormale" come un'etichetta prodotta dalla società e non una caratteristica dell'individuo. Nessuno di noi si può quindi definire normale o anormale, sono termini che portano a focalizzarsi su pregiudizi e stereotipi.

Il "normale" è negli occhi di chi guarda. "Normale" non è altro che il nome di un ciclo su una lavatrice.
Whoopie Goldberg, attrice

 

 

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