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Formazione Disabilità

Che cos'è la resilienza?

Con resilienza intendiamo la capacità di adattarsi positivamente in contesti di avversità. È un processo dinamico, che avviene quando riusciamo a portare avanti uno sviluppo positivo nonostante le minacce esterne.

 

 


Gli individui resilienti trovano in loro stessi, nelle relazioni umane, e nei contesti di vita, elementi di forza per superare le avversità: i cosiddetti fattori di protezione.
Al contrario, i fattori di rischio diminuiscono la capacità di sopportare il dolore. Tra questi riscontriamo fattori:

  • Emozionali: abusi passati, bassa autostima;
  • Interpersonali: isolamento, chiusura;
  • Familiari: bassa classe sociale, conflitti, scarso legame con i genitori;
  • Sviluppo: ritardo mentale, disabilità nella lettura, deficit di attenzione, incompetenza sociale;

 

 

Quali sono, invece, i fattori che contribuiscono allo sviluppo della resilienza?

Le persone resilienti hanno sempre un obiettivo ben definito e realizzabile, perché soltanto con uno scopo definito la sofferenza ed il dolore possono essere elaborati nella giusta prospettiva. Sono perseveranti, capaci di mantenere alta la motivazione anche nei momenti più difficili e cercano di non autosabotarsi.

 

Che cosa si intende con disabilità visiva?

La disabilità visiva è una condizione caratterizzata dall'assenza o dalla riduzione della capacità di vedere. Bisogna fare un’importante distinzione tra le persone cieche e quelle ipovedenti: questi ultimi sono persone con problemi di vista e che non rientrano però nel concetto di cecità assoluta. A livello legislativo, le disabilità visive sono classificate su cinque livelli che vanno dalla cecità totale alla ipovisione lieve. Questa classificazione da sola però non basta per identificare il livello di disabilità di una persona, ma entrano in gioco altre variabili.

 

 

La disabilità visiva nel mondo del lavoro

Quando si accoglie un lavoratore con una disabilità visiva, va prestata particolare attenzione all'ambiente di lavoro, che deve essere mantenuto il più possibile uguale a livello di infrastrutture. Qualsiasi cambiamento deve essere comunicato per tempo alla persona, in modo da darle la possibilità di reimparare a muoversi all'interno della struttura. Anche le aree di ristoro devono essere facilmente accessibili.

 

 

Le persone con disabilità visiva spesso, nel mondo lavorativo, sono oggetto di stereotipi: comunemente si crede che possano lavorare principalmente come centralinisti, massaggiatori o musicisti. In realtà bisogna partire dalle competenze del candidato e dagli strumenti (hard e soft) a disposizione dell'azienda per ipotizzare la corretta mansione lavorativa.

Sembra sempre difficile relazionarsi con persone con disabilità, ma ci dimentichiamo che in realtà vige la regola che esiste per qualsiasi altro rapporto, ovvero che l’empatia e la relazione passano attraverso gesti piccoli, quotidiani e comuni.

 

Che cosa si intende con disabilità uditiva?

Con il termine disabilità uditiva si indica la perdita parziale o totale dell'udito. Si definiscono invece sorde le persone che hanno un deficit uditivo congenito o acquisito durante l'età evolutiva, che gli ha quindi impedito l'apprendimento del linguaggio parlato (Legge 381 del 1970). Appare quindi chiaro il legame indissolubile tra udito e linguaggio: le difficoltà della persona sorda, infatti, sono causate più per il suo utilizzo non standard della lingua e non per problemi direttamente connessi alla sua assenza di percezione uditiva.

Le sordità non sono tutte uguali: ogni persona sente qualitativamente e quantitativamente in modo diverso da ogni altra e sente altrettanto diversamente da un orecchio all’altro.

 

 

La disabilità uditiva nel mondo del lavoro

La postazione di lavoro di una persona con disabilità uditiva dovrebbe essere silenziosa, per evitare di rendere più difficile l’ascolto e la comunicazione con i colleghi.
Un lavoratore che presenta questo tipo di disabilità può svolgere qualsiasi mansione, in base alla sua formazione ed attitudine. Naturalmente, nella maggior parte dei casi, non potrà rispondere al telefono, ma vengono in aiuto strumenti compensativi quali mail, chat, applicazioni sul telefono cellulare.

 


È importante ricordare che le persone sorde possono mostrare difficoltà nel ricevere le informazioni. Prima di parlare, bisogna sempre richiamare l'attenzione della persona sorda, restare nel suo campo visivo per tutta la conversazione ed utilizzare l'espressività del viso e del corpo per rendere più chiaro il messaggio.

 

 

Che cosa si intende con disabilità fisica?

Per comprendere meglio il concetto di disabilità fisica, riprendiamo queste definizioni date dall'ICF (la Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute):

  • Menomazione: la perdita totale o parziale di una struttura o di una funzione sul piano anatomico e fisiologico (es. amputazione di una gamba).
  • Disabilità: la limitazione o la perdita della capacità di effettuare un’attività della vita quotidiana e/o lavorativa (es: difficoltà o impossibilità nella camminata)
  • Handicap: handicap: la situazione di svantaggio sociale, che limita o impedisce l’adempimento di un ruolo (es. non può andare al lavoro perché ci sono le scale).

 

 

La menomazione e la disabilità sono quindi caratteristiche dell’individuo, la comparsa dell’handicap è legata all’interfaccia tra soggetto e società che non è in grado di accogliere l’individuo. Questi tre concetti sono fondamentali perché ci permettono di capire cosa dipende e può dipendere dall’ambiente (e dall’azienda) e cosa invece rimane una determinante della persona.

 

 

La disabilità fisica nel mondo del lavoro

Nelle disabilità fisico-motoria l’aspetto più importante sono le barriere architettoniche. La postazione di lavoro dovrà quindi essere adattata alle esigenze della persona interessata: data la varietà della disabilità motorie, è bene chiederle che cosa potrebbe essere migliorato.

Il più grande stereotipo sulla disabilità fisico-motoria è quello di pensare che la disabilità sia totale. È invece necessario separare i deficit fisici da quelli mentali e cercare di coinvolgere la persona all'interno del team, evitando la sua esclusione dai contesti di socializzazione (come prendere il caffè con i colleghi).

 

Che cos'è l'autismo?

L'autismo, o per meglio direi i disturbi dello spetto autistico, è un disturbo del neurosviluppo che normalmente è riscontrato in età infantile e rientra nei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo. Tale disturbo inizia precocemente e può limitare lo sviluppo del bambino in tre aree:

  • relazioni sociali ed empatia;
  • comunicazione sia verbale che non-verbale;
  • interessi, attività immaginativa (ristretti e stereotipati).

I diversi livelli di compromissione di queste aree determinano il quadro generico della persona con autismo. 

 

 

L'autismo nel mondo del lavoro

Il più grande stereotipo sulla neurodiversità è quello di pensare che queste persone “sono” la loro neurodiversità. In realtà spesso si tratta di persone con un buon grado di autonomia che, in alcuni casi, necessitano di un supporto specifico: è fondamentale, per valorizzarne le competenze, individuare le capacità del lavoratore.

 

 

È poi necessario fare attenzione alla postazione di lavoro, creando un ambiente ordinato, silenzioso e senza stimoli distraenti. Altri strumenti che possono aiutare la relazione con un lavoratore con un disturbo dello spettro autistico sono:

  • fornire esempi concreti;
  • fornire aiuto nell’organizzare il lavoro;
  • verificare di essere stati capiti;
  • evitare il sarcasmo e il linguaggio figurato e metafore;

Infine, un punto fondamentale è offrire formazione specifica al team che dovrà accogliere la persona: soltanto in questo modo sarà possibile superare stereotipi e pregiudizi.

 

Che cos'è la sindrome di Down?

La sindrome di Down è una condizione genetica caratterizzata dalla presenza di un cromosoma (o di una sua parte) in più all'interno delle cellule del portatore. La conseguenza di questa alterazione cromosomica è una forma di disabilità, caratterizzata da un grado variabile di ritardo nello sviluppo mentale, fisico e motorio. Le manifestazioni fisiche e cognitive della sindrome differiscono da persona a persona e anche la loro gravità può essere più o meno severa.

 

 

Nello specifico, le persone con questa sindrome hanno difficoltà nell'apprendere le abilità principali, come il linguaggio e la capacità mnemonica e hanno deficit di astrazione. Tra le complicanze di salute ci sono spesso problemi cardiaci. In ogni caso, le persone con tale sindrome possono raggiungere buoni livelli di autonomia personale e di gestione della quotidianità.

 

 

La sindrome di Down nel mondo del lavoro

Le persone con la sindrome di Down non sono tutte uguali: è sbagliato pensare che abbiano tutte le stesse difficoltà. Le mansioni ideali per una persona con la sindrome vanno quindi valutate caso per caso. In generale, sono da preferire quelle manuali e schematiche ed è importante che l'ambiente di lavoro sia ordinato e intuitivo.

Per un inserimento di successo, è necessaria la cooperazione tra l'azienda ospitante e le figure di riferimento della persona con la sindrome. Infine, per evitare stereotipi e condividere linee guida di condotta, è sempre meglio che i colleghi ricevano un minimo di formazione sulla sindrome. Perché va sempre tenuto a mente che le persone sono persone, a prescindere dalla loro disabilità.

 

Come relazionarsi con i colleghi?

Quando si fa parte di un team è fondamentale imparare ad aiutarsi reciprocamente! E questo non vale soltanto per il raggiungimento degli obiettivi lavorativi: bisogna venirsi incontro per creare un clima piacevole e armonioso. Per questo è necessario che anche la persona con disabilità, durante l’inserimento lavorativo, collabori al massimo con i colleghi e il datore di lavoro, senza paura di far presente eventuali necessità ed esigenze.

 

Che cosa sono le soft skills?

Con soft skills si indicano tutte quelle competenze trasversali che nel mondo del lavoro sono importanti almeno quanto le hard skills (ovvero le competenze più tecniche e professionali acquisite con la formazione e l'esperienza). Le soft skills sono elementi che riguardano più che altro i tratti della personalità, le relazioni e le modalità di lavoro. Includono quindi la comunicazione, il lavoro di gruppo, la gestione del tempo e il problem solving.

 



Individuare le soft skills di un lavoratore in fase di selezione non è semplice. Le ricerche però ci mostrano come le persone con disturbo dello spettro autistico presentano un numero elevato di soft skills. Tra queste, ci sono una grande concentrazione, forte capacità di analisi sistematiche e uno stile comunicativo mai ambiguo. 

 



Sono numerosissime le aziende High Tech in cui le persone autistiche sono inserite nei team: un esempio per tutti è Auticon, fornitore internazionale di servizi IT, prima azienda in Italia ad impiegare esclusivamente persone con disturbo nello spettro autistico come consulenti IT. 

 

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Il progetto (“We care Incet”) è co-finanziato con il POR (FSE o FESR) 2014-2020 e realizzato da Regione Piemonte

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